UDU Pavia, il Sindacato degli Universitari

Indie 12 - EROS- giovedì 17 aprile 2008 cinema corallo

By Pietro Pace • Apr 14th, 2008 • Category: In evidenza:, Università

20.30 A SOAP (En Soap)
Regia Pernille Fisher Christensen, Sceneggiatura Kim Fupz Aakeson, Pernille Fischer Christensen, Montaggio Åsa Mossberg, Musica Magnus Jarlbo, Sebastian Öberg, Fotografia Erik Molberg Hansen, Suono Torben Greve, Interpreti Trine Dyrholm, David Dencik, Frank Thiel, Elsebeth Steentoft, Christian Tafdrup, Pauli Ryberg, Jakob Ulrik Lohmann, Claes Bang, Christian Mosbæk, Joan Bentsen, Tom Hale, Camilla Søeberg, Laura Kamis Wrang, Produzione Bo Ehrhardt,
Origine Danimarca 2006, durata 104′.
In anteprima a Pavia.
Un rapporto di bizzarro vicinato è esaminato al microscopio in cinque puntate di falsa soap opera.
Nella prima Charlotte è in crisi con il suo compagno. Si è appena trasferita, da un quartiere lussuoso ad una periferia più anonima, alla ricerca di una propria dimensione: non ha accuse precise per il suo partner, ma le pare semplicemente ingiusto, che la vita stia tutta lì.
Sotto di lei abita “Veronica”, nella realtà Ulrik, un transessuale nella drammatica, spasmodica attesa di operarsi.
Sospesa tra il desiderio di annullarsi ed il bisogno di proteggere la beneamata cagnetta con la quale vive, Miss Daisy, Veronica si prostituisce occasionalmente, barricandosi il resto del tempo in casa e dividendosi tra melodrammi strappalacrime e telenovelas improbabili (che singolarmente vediamo sempre e soltanto riflesse nei suoi occhi). Mentre il fidanzato di Charlotte torna alla carica, a volte gentile, a volte brutale, solo la madre visita Veronica, visto che il padre la considera morta da quando ha saputo della sua scelta di vita.
Due appartamenti, quattro personaggi ed una cagnetta. Difficile anche per una soap a low budget fare di meglio in quanto ad economia, ma il film della Christensen non risparmia su ciò che conta davvero: realismo, scelte di messa in scena, intelligenza visiva e credibilità delle interpretazioni. Con freddezza ed efficacia mai voyeuristiche il film mette al centro il concetto di “sospensione”. Sospensione della credulità, sospensione delle scelte sessuali, sospensione delle decisioni e sospensione, soprattutto, della voglia stessa di prenderle. Il titolo poi è doppiamente metadiscorsivo. Non rimanda infatti soltanto allo stile che, ironicamente, la regista impone al suo lavoro, ma anche al ritmo, dilatato, quasi circolare, dell’interazione emozionale/emotiva/sentimentale che s’instaura tra i due protagonisti. Charlotte e Ulrik/Veronica sono due anime fragili, sensibili, insicure come lo sono soltanto quelle dei veri forti.
Ed una sceneggiatura efficace, dei dialoghi credibili ed un’interpretazione notevole lo ribadiscono senz’altro. Nevrotico, rischioso, emozionante En Soap vince meritatamente al Festival di Berlino il Gran Premio della Giuria nell’anno di presentazione.

22.30 L’INNOCENZA DEL PECCATO (La fille coupée en deux)
Regia Claude Chabrol, Sceneggiatura Claude Chabrol, Cécile Maistre
Fotografia Eduardo Serra, Montaggio Monique Fardoulis, Musica Matthieu Chabrol, Scenografia Françoise Benoît-Fresco, Costumi Mic Cheminal, Effetti Guillaume Bauer, Interpreti Ludivine Sagnier, François Berléand, Benoît Magimel, Mathilda May, Caroline Sihol, Etienne Chicot, Marie Bunel, Valeria Cavalli, origine Francia 2007, durata 115’.
In anteprima a Pavia.
Una giovane donna ha molto successo, pur in un umile ruolo, sugli schermi di una televisione. È attratto da lei un ragazzo di ottima famiglia, viziato e protetto fino all’ossessione dai genitori. Ma anche uno scrittore di mezz’età, blandito da un grande successo, si interessa molto a lei. Solo che l’uomo ha più di un segreto, e la ragazza pare non spaventarsi affatto per le sue richieste. Chabrol prende spunto da un fatto realmente accaduto, ma poi lo trasforma con geniale ironia.
La storia è infatti ispirata ad un fatto di cronaca che nel 1906 coinvolse Stanford White, architetto del Madison Square Garden. La storia di una bellissima ragazza, Gabrielle, che ambisce a salire nella scala sociale sfruttando il proprio fascino, ma si ritrova sposata a Paul, miliardario psicolabile e geloso, pur restando innamorata di Charles, scrittore ambiguo e perverso.
Il gioco si fa sempre più duro e la tragedia è dietro l’angolo. Si ha la sensazione che nessuno ne potrà uscire bene, nessuno sarà risparmiato, ma in fin dei conti proprio la ragazza, se ci pensate, sarà la vera vittima del tutto, l’unica profondamente capace di provare, di soffrire, di amare, capace di passioni insomma. Sarà proprio lei a pagare il prezzo maggiore.
Ecco allora la prima delle invenzioni di Chabrol: trasportare la vicenda da un clima metropolitano alle nebbie della provincia francese. Un covo di vipere neppur troppo dissimulato, un ricettacolo di invidie e malumori, che si nascondono dietro eleganti convenzioni e cinismi ben mascherati.
Una storia sporca raccontata senza il minimo di pruderie, senza concessioni al moralismo, ma con un alto senso della morale. Maestro di eleganza, sornione, indignato, ma senza barocchismi, Chabrol continua a stupire e a meravigliare per la solita maestria nel dominare materia scottante e fredda compitezza di stile.
Ed il sarcasmo domina su tutto. Soprattutto sul grande Moloch dei nostri tempi: la televisione. Infatti il dibattito, il salotto, l’intellettuale di turno con la loro apparente ammissibilità, fanno ancora peggio di tutto il resto, del rozzo, del brutto del volgare spettacolarizzato, e lo si premette, ormai anche apertamente, proprio durante l’incontro: “…ciò che conta non è il libro, ma l’uomo”.


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