Intervento sulla qualità della didattica e sul modello di studente della Facoltà di Economia

Una discussione sulle cause del decadimento culturale dei giovani non può che considerare le responsabilità  dell'istruzione universitaria in quanto uno degli attori principali della formazione.
Noi pensiamo che sia la struttura stessa dell'università  a determinare la percezione della cultura da parte degli studenti e il modo in cui essi la affrontano. Perciò riteniamo ipocrita chiudere le porte a coloro che non sono riusciti ad emanciparsi, poichà© significa soltanto evitare il problema di come diffondere una cultura approfondita al maggior numero di persone.
Un test di ingresso avrebbe come effetto quello di spostare verso altri atenei le persone rifiutate e la selezione non assicurerebbe la corrispondenza tra le conoscenze testate ed un interesse e una qualità  dello studio equivalente.
È compito della didattica incentivare un approccio meno superficiale.
Molte proposte di intervento come la diminuzione degli appelli, il salto d'appello e la riduzione del tempo di svolgimento degli esami rendono lo studio tecnicamente pi๠complicato; in questo modo certamente si effettua una selezione, ma tale da premiare il nozionismo e la preparazione strategica.
Come ci è capitato di affermare in pi๠occasioni nel corso degli ultimi anni, siamo in perfetto accordo con quanti propongono un ritorno ai semestri per alcuni se non tutti i corsi.
Siamo convinti infatti che questa diversa organizzazione possa risolvere molti dei problemi sollevati. I semestri permetterebbero di affrontare gli argomenti con maggiore calma consentendo un'assimilazione duratura dei concetti e di inquadrare e contestualizzare il materiale oggetto del corso. In questo modo gli studenti sarebbero messi nelle condizioni di approfondire i temi di maggiore interesse e di sviluppare curiosità  ulteriori al programma.
Semestri significherebbe esami pi๠consistenti in termini di materiale, per cui lo studio mnemonico, così come è diffuso oggi, sarebbe impossibile. Sarebbe impensabile peraltro pensare di superare l'esame affidandosi alla sorte e presentandosi impreparati, scelta talvolta imposta dal proliferare di esami nel piano di studi.
Ogni studente dedica una parte del tempo di studio alla preparazione strategica dell'esame e un'altra alla comprensione della materia. Dovendo dare molti esami all'anno, a parità  di tempo totale, aumenta lo studio strategico e diminuisce quello approfondito. Se la nostra facoltà  vuole migliorare la qualità  della preparazione deve quindi aumentare il numero di crediti per insegnamento.
La modalità  di esame condiziona fortemente il tipo di preparazione. Gli esami della nostra facoltà  sono quasi sempre scritti, a risposta breve o con domande ricorrenti. È evidente che non si richiede nà© stimola, in questo modo, la comprensione e la rielaborazione dei concetti. Viene premiato il nozionismo e la capacità  di riprodurre risposte standardizzate. Naturale implicazione è che sia possibile e facile superare gli esami copiando.
La riduzione del tempo di svolgimento delle prove, proposta come soluzione alle copiature, ha come effetto degli scritti poco curati che non consentono di dimostrare il livello di comprensione.
Se i docenti si impegnassero a fare esami orali o dedicassero pi๠tempo alla formulazione delle domande, in modo da richiedere uno sforzo ulteriore al nozionismo, anche lo studio verrebbe affrontato in maniera diversa. Si potrebbe considerare anche la possibilità  di aumentare il numero di esami superabili con una tesina, cioè con una prova di ricerca individuale.
Una possibile soluzione alla scarsa partecipazione ai corsi potrebbe consistere nel fare delle lezioni un momento in cui si contestualizza e arricchisce l'oggetto materia d'esame in maniera tale da rendere ciò un elemento maggiormente utile alla preparazione dello stesso.
Riguardo poi la riorganizzazione della didattica, già  prevista dalle numerose riforme che piovono costantemente sull’università , non possiamo che concordare con la visione esposta dal prof. Lunghini.
Nella prospettiva futura di un mercato del lavoro sempre pi๠in mutamento e considerando i cambiamenti e le innovazioni come un fenomeno in crescita riteniamo miope pensare di preparare i giovani per una professione che in pochi anni potrebbe essere obsoleta. L’obiettivo, a nostro parere, dovrebbe consistere nell’infondere una cultura capace di stimolare uno spirito critico e una visione ampia del mondo circostante.Trasmettere insomma quella cultura su cui poggeranno poi le meno basilari ma pi๠mutevoli e specifiche nozioni, necessarie ad ogni singolo settore.
Risulta infine necessario che un intervento da parte del Consiglio di Facoltà  prenda in esame ed affronti la totalità  delle questioni emerse dalla discussione di queste settimane.Bisogna evitare che singoli provvedimenti incidano su comportamenti la cui causa scatenante non è stata risolta.Non è pi๠possibile rimandare una riorganizzazione dei corsi e degli esami, intervenendo invece solo sul numero degli appelli.

“Ho sentito dire che la scuola deve formare l’uomo moderno; io non so che cosa sia quest’uomo moderno. La scuola deve formare l’uomo capace di guardare dentro di sà© e attorno a sà©; a formare l’uomo moderno provvederanno i tempi in cui egli è nato. Ogni uomo è moderno nell’epoca in cui vive.”

(Concetto Marchesi)