Economia- Contributo ai lavori di riorganizzazione della facoltà in vista della riforma 270.

Con la riforma del 3 +2 si è tentato di arrivare a raggiungere 2 livelli di preparazione. E’ fallito il tentativo di creare delle figure professionali aventi la possibilità  ad entrare nel mercato del lavoro solo con la laurea triennale. Le statistiche dimostrano come la tendenza sia sempre pi๠quella di proseguire con la specialistica e davvero pochi sono coloro che si fermano dopo la prima laurea.
La riforma ha però costretto a “comprimere” quegli insegnamenti che prima venivano sviluppati su 4 anni nella rigida triennale. Ogni insegnamento è stato però inserito; non si è rinunciato a nulla ma si è tagliato tutto. Il risultato è stata una parcellizzazione dell’insegnamento e un approfondimento quasi nullo dell’enorme ammontare di nozioni contenute nei ben 13-14-15 esami previsti in ciascun anno. La preparazione degli studenti triennalisti è stata giudicata da tutti scarna e insufficiente. Il sistema trimestrale poi aggravava la situazione inserendo ulteriori distorsioni organizzative e nel metodo di studio che si spinge ad intraprendere.

L’applicazione del sistema dei crediti in facoltà  è da tutti criticata per la sua rigidità  e la sua distribuzione è giudicata totalmente incongruente con il principio per cui ad un certo numero di crediti dovrebbe corrispondere un ammontare stabilito di lavoro. Che “Conoscenze informatiche” (Pezzoni) e “Econometria” (Rossi) abbiano lo stesso numero di crediti è la prova di questa assurda organizzazione. A pi๠riprese negli scorsi anni ci si è ripromessi di una futura attenta analisi dei programmi di ciascun corso. L’arrivo della riforma Moratti-Mussi si è trasformato nell’alibi per rimandare questa operazione, ma sono già  molte le generazioni laureate con questo sistema e realisticamente stimando i tempi di applicazione della nuova riforma passeranno almeno altri 2 anni.

La nuova riforma porta con se delle opzioni di separazione tra percorsi professionalizzanti e percorsi metodologici, che fortunatamente sono stati respinti dalla facoltà , ma che avevano l’aberrante intento, nato con la 3+2, di creare una sempre maggior quantità  di laureati triennali, meno qualificati, e una sempre minor quantità  di laureati specialistici, pi๠qualificati e destinati a essere la classe dirigente di domani. Invece di puntare a elevare globalmente il livello di istruzione nel nostro paese, e di renderlo quindi pi๠civile (e in fondo anche pi๠competitivo), si cerca ”“ secondo noi stupidamente ”“ di creare un divario tra i pochi privilegiati e i tanti precari che da loro verranno comandati. Sarà  sulle specialistiche e sulla definizione dei requisiti d’accesso che si verificherà  se veramente la facoltà  vuole garantire a tutti i triennalisti il percorso magistrale.
Professionalizzare i corsi di studio significa finalizzare la didattica all'acquisizione perlopi๠di competenze specifiche, a scapito di una preparazione di base forte e completa. Quest'ultima è però necessaria allo sviluppo di una formazione critica, che ci permetta di essere flessibili, cioè di adattarci ai continui cambiamenti del mondo e del lavoro. Una formazione troppo settorializzata ci rende invece precari perchà© ci vincola e ci limita a singole mansioni, non rendendoci in grado di determinare autonomamente il nostro futuro. La “dottrina Cipolla”, del fondatore della Facoltà , sposava questa visione e prevedeva una forte preparazione comune tra aziendalisti e scienziati economici nel primo anno e mezzo.

Il vincolo, contenuto nel numero massimo di esami pari a 20, ha guidato la facoltà  a riorganizzarsi nel senso giusto e cioè quello di ridurre le verifiche ed aumentare il tempo di assorbimento dei concetti.
Per “facilitare i passaggi da un corso di studio all'altro” si vuole far sì che tutti gli esami dell'ateneo abbiano un numero di crediti multiplo dello stesso numero. Se questo può sembrare ragionevole, pone però dei grossi problemi. Ad esempio potrebbe succedere di diminuire il numero di crediti corrispondenti a un esame, lasciando però di fatto (se non nella forma) il programma inalterato, con il rischio di un carico di lavoro maggiore di quello previsto sulla carta; d'altra parte, tagliare un programma già  al limite o scarno di contenuti sicuramente non è una cosa positiva. Oppure può succedere di aumentare il numero di crediti di un esame, aumentando anche il relativo programma, magari in modo superfluo. Insomma il rischio che abbiamo denunciato (perchà© già  cose simili avvennero nel passaggio dal vecchio ordinamento al 3+2) è che si facciano delle forzature con
conseguenze negative, o che si risolvano i problemi solo sulla carta creandoli però nella realtà .
Nelle numerose discussioni, anche folcloristiche del CDF, era presente in tutti gli interventi la consapevolezza di come i punti deboli e fortemente penalizzanti della preparazione degli studenti triennalisti fossero la matematica e la statistica, per non dire le materie quantitative in generale.

A fronte di queste considerazioni parrebbe logico, nella trasformazione della riforma, un lavoro per risolvere i problemi sopracitati e un tentativo di mantenere invece quelle caratteristiche della facoltà  che sembrerebbero aggiungere valore ai laureati.

Per quello che riguarda la preparazione di base si è lavorato in maniera opposta:
sono stati tolti dal percorso comune di esami come Storia Economica e Diritto Pubblico fondamentali, secondo noi per la comprensione e la contestualizzazione di tutti i concetti nonchà© indispensabili per la formazione del senso civico di un economista.
Di contrario sono aumentati da 5 a 9 i crediti per Economia e Gestione delle Imprese. Diventa comune a tutti i percorsi la parte “Base” di questo esame che sinceramente pareva sopravalutato già  con 5 crediti e che non sembra fornire nozioni propedeutiche alla comprensione di concetti in futuro; inoltre non comprendiamo perchà© debbano essere inseriti nel percorso comune esami di cui non si sentiva la mancanza, mentre altri , considerati fondamentali, debbano essere cancellati.

Anche per colmare le lacune dell’attuale sistema di studio si è lavorato in maniera contraria a quanto noi auspicavamo. I crediti dedicati a Matematica, così come quelli dedicati alla Statistica sono passati da 10 a 9.
Tutto è stato giustificato da mere motivazioni di contabilità  e ancora una volta il principio per il quale i crediti si adattano all’esame viene ribaltato e vediamo Matematica e Statistica , con un programma (a detta dei docenti ) già  scarno e rosicato alle nozioni di base, nella situazione di dover ancora una volta comprimere e tagliare. Non essendo possibile saltare completamente interi argomenti si procederà  come in passato fornendo agli studenti pillole di nozioni svincolate l’un l’altra che così collocate risultano agli studenti piovute dal celo e non frutto di ragionamenti ben impostati. L’attitudine, a memorizzare definizioni e teoremi destinati ad essere dimenticati subito dopo l’esame, aumenterà  ancor pi๠amplificando le già  profonde lacune degli studenti.
Al posto di dedicare pi๠tempo all’approfondimento dello stesso programma si cerca di far adattare l’esame ad un numero di crediti, giudicato da tutti irragionevole.
I programmi dei corsi vengono ancora una volta ignorati e si giustifica l’assegnazione dei crediti, non come una scelta ragionata per migliorare la facoltà  come detto pi๠volte, ma come la trovata pi๠azzeccata del contabile di turno per risolvere sulla carta problemi di vincoli e tabelle. Le riforme si susseguono anno per anno e l’unico principio certo, valido e condiviso da tutti ,non è l’impegno per migliorare la facoltà  ma è quello di spartizione dei crediti tra i due dipartimenti rivali.
Ci piacerebbe si partisse dall’analizzare i programmi dei corsi e vedere dove è necessario dedicare pi๠tempo per approfondire concetti utili in futuro e dove invece procedere pi๠spediti perchà© l’argomento è già  stato trattato in altri esami.
Cercando di immaginare il programma di Economia e Gestione delle Imprese non riusciamo a non chiederci come ben 9 crediti (cioè 66 ore di lezione) saranno impiegati dato che già  gli attuali 5 forniscono un pi๠che sufficiente insegnamento di base su una materia che attualmente è l’ultimo dei problemi per gli studenti.

Se si vuole migliorare la facoltà  allora bisogna cercare di pensare “all’interesse generale” e avere come primo obiettivo quello di colmare le attuali lacune presenti nella preparazione degli studenti rafforzare la consapevolezza di ciò che si studia attraverso pi๠organicità  e meno nozionismo.
Altrimenti, discorsi e lamentele sugli studenti, sul loro approccio allo studio e il loro atteggiamento in aula non sono altro che ipocrisie e parole gettate al vento.

A lato di questa visione rimangono poi problemi oggettivi già  riscontrati nell’attuale organizzazione o sorti nelle attuali proposte.

Inglese: attualmente il corso Inglese introduzione è di 4 crediti, ma al posto di durare 30 ore( e cioè un trimestre) si svolge su 60 ore (2 trimestri). In pi๠le esercitazioni (ore in pi๠rispetto a queste 60) prevedono un programma aggiuntivo rispetto a quello affrontato a lezione e che è anche l’argomento da preparare per la parte scritta dell’esame. Il programma affrontato a lezione è invece richiesto all’orale.
Il corso Inglese perfezionamento ha un’assegnazione identica tra crediti e durata del corso. Per 60 ore di lezione( pi๠le esercitazioni) si vincono 4 crediti.

Attualmente la proposta avanzata per la nuova configurazione assegna ad Inglese (introduzione ) 3 crediti. Ci aspettiamo che il programma e la durata del corso siano proporzionali ai crediti assegnati : 21 ore di lezione cioè 2 ore di lezione a settimana per 10 settimane. Una diversa disposizione delle ore o una deroga all’interpretazione del concetto di esercitazioni sarebbero solo un caricare eccessivamente, e oltre misura, il già  denso piano di studi degli aspiranti economisti.

Seconda lingua: ad oggi risultano obbligatori per tutti i percorsi di laurea triennali gli esami base (istituzioni) di almeno una seconda lingua straniera a scelta tra spagnolo, francese e tedesco.
Nella nuova configurazione dei piani di studio risultano assenti queste proposte dai percorsi di “scienze economiche” e tale mancanza viene giudicata da tutti grave per la preparazione ad esempio di economisti che dovrebbero lavorare sul campo internazionale.
Anche per quello che riguarda poi i bandi erasmus si è automaticamente esclusi dalla maggior parte delle destinazioni qualora il proprio piano di studi non preveda la lingua del paese ospitante.