Ecco come la legge tremonti distrugge l’università:

La legge Tremonti (133/2008) e i cospicui tagli previsti per l'università  preparano un autunno pieno di proteste e contestazioni. Con estrema durezza si sono espressi i docenti universitari italiani, la CRUI e i sindacati di tutte le categorie coinvolte. Ma saremo noi studenti a pagare il prezzo pi๠alto in termini di servizi, tasse, formazione. La possibilità  di trasformare le università  statali in fondazioni decreterà  la possibilità  di massicci investimenti privati all'interno degli atenei, minando la qualità  dell'istruzione e della ricerca, con il costante rischio di produrre professionalizzazioni estremamente settoriali.

I tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario di 500 milioni nei prossimi tre anni e complessivi 1500 nel quinquennio venturo metteranno in dubbio il funzionamento degli atenei e di molti servizi agli Studenti. Il ricorso a finanziamenti privati dettato non dalla volontà  di raggiungere dei risultati, ma dalla necessità  di sopravvivere, comprometterà  l'indipendenza delle università  nella ricerca e nella didattica. Inoltre, non essendo state previste misure compensative, nelle regioni svantaggiate la qualità  degli atenei crollerà  rapidamente. Le tasse universitarie, già  al di sopra del limite previsto per legge del 20% rispetto al Fondo di Finanziamento Ordinario, come diretta conseguenza dei tagli, saranno alzate a dismisura, mettendo in dubbio la possibilità , per fasce della popolazione a basso reddito, di iscrivere i propri figli all'Università .

Come ulteriore conseguenza, riducendosi le differenze di costi, in certi casi annullandosi, grandi quantità  di studenti si sposteranno verso atenei privati. Il blocco del Turn Over nelle assunzioni, assieme al preciso rapporto numerico fra studenti frequentanti e numero di docenti che le facoltà  sono costrette a rispettare, porterà  alla proliferazione di Corsi di Laurea a numero chiuso limitando l'accesso a pochi. Inoltre i giovani e la ricerca resteranno entità  separate per lungo tempo. L'università  che questa legge dipinge è molto lontana da quella che abbiamo in mente e che ogni giorno ci battiamo per difendere: pubblica, democratica e libera.

Sarà  riservata a pochi, asservita agli interessi pi๠disparati e sempre pi๠lontana dalla didattica e dalla ricerca.