Il rettore: «Tutti quei tagli rischiano di affossarci»

Pagina 17 – cronaca
dalla Provincia Pavese di Pierangela Fiorani
Il rettore: «Tutti quei tagli rischiano di affossarci»
Stella si schiera contro la legge 133: «Situazione insostenibile» «A Tremonti chiederei: diamo almeno una mano ai giovani»

«Rischiamo di non poter pagare gli stipendi. Ma niente aumenti delle tasse»

PAVIA. Gli studenti si presenteranno con una interpellanza al Senato accademico di lunedì e non è escluso che il vertice dell'Universitଆ di Pavia si schieri con loro contro i tagli agli atenei che stanno scatenando reazioni di protesta a catena delle principali sedi d'Italia. Nel mirino c'è la legge 133 firmata da Giulio Tremonti, ministro dell'Economia e docente dell'Ateneo pavese (anche se ora tanti suoi colleghi dicono che il ministro che affronta di petto i problemi degli atenei «dimostra di conoscere poco l'universitଆ di oggi, forse perch଩, preso da troppi altri impegni, non la frequenta quasi pià¬Ļ».) Il tam tam dei professori e degli studenti sul piede di guerra si fa sempre pià¬Ļ forte, viaggia anche sui siti Internet pavesi, sui volantini ditribuiti nei cortili e si fa sempre pià¬Ļ vicino ai saloni silenziosi del rettorato al primo piano di Strada Nuova. Lì il magnifico rettore Angiolino Stella, che ha giଆ sottoscritto la mozione della Conferenza dei rettori contro la legge, accetta di fare con noi qualche conto pratico alla luce delle nuove norme Tremonti.
Professor Stella, lacrime e sangue per tutti, allora. E Pavia?
«La legge contiene norme che, se saranno accettate, metteranno l'universitଆ in una situazione insostenibile. A Pavia abbiamo un bilancio a posto e questo ci dଆ un minimo respiro, però, se diminuiscono i fondi, neppure noi saremo in grado di pagare i duemila stipendi di professori, tecnici e amministrativi, n଩ di garantire quegli aumenti di cui, ci si dice, dovremmo farci carico direttamente. Nel 2009 tuttavia non è prevista diminuzione del fondo finanziario ordinario. Dobbiamo usare bene questo anno per avere le modifiche che domandiamo».
Rettore, partiamo dai numeri.
«Eccoli: 280 milioni di spesa all'anno. Dal ministero con il fondo di finanziamento ordinario ci arrivano 126 milioni. Poi ci sono i contributi degli studenti. Il resto, arriva da contratti di ricerca con enti pubblici e privati, dalla Cariplo, dalla Comunitଆ europea».
Se Roma taglia chiederete pià¬Ļ soldi agli studenti?
«Le tasse non si toccano. Alcune universitଆ ci stanno pensando, qui non si farଆ. C'è anche una precisa regola: possiamo chiedere agli studenti fino al 20% rispetto a ciò che arriva dallo Stato. Anche oggi ciò che riceviamo dalle tasse cerchiamo di spenderlo in servizi per gli studenti: 6-700mila euro vanno per esempio per l'uso gratuito dei bus, poi abbiamo attrezzato pià¬Ļ di cento punti wireless dentro l'ateneo per permettere il collegamento Internet gratis ai ragazzi e abbiamo creato borse per aiutare i neolaureati».
La cosa pià¬Ļ urgente da cambiare nella legge?
«La riduzione del turn over al 20%. Se passa così com'è vuole dire che per 10 che vanno in pensione potremo assumerne solo 2, e non c'è distinzione tra professori ordinari o tecnici, si ragiona solo a numeri non sui ruoli. Anche i passaggi di carriera, poniamo da ricercatore ad associato, sono considerati nuovi ingressi. Sa cosa succederଆ?»
Che cosa, professore?
«Che tanti giovani bravi se ne andranno all'estero. Che noi, dopo essere stati una fabbrica di cervelli, lì lasceremo andare a lavorare nel resto del mondo per i nostri concorrenti».
Cosa chiede allora a Tremonti?
«Una deroga per i giovani. Che si creino mille posti per ricercatori. Con concorsi rigorosi per selezionarli. E che si prevedano regole diverse per le promozioni interne».
La legge contiene un invito a trasformare le universitଆ in Fondazioni. Pavia l'ha giଆ fatto.
«L'invito implicito è quello di arrangiarsi. Fondazioni sì, ma occorre guardare anche i contesti socio-economici. Il nostro non è dei migliori. E poi non può essere il fatto essenziale. Un conto sono le universitଆ pubbliche, un conto sono le private. Merito sì, allora. Ricerca finalizzata sì, certo. Ma quella non può essere la funzione principale della ricerca. Nell'universitଆ deve avere spazio la ricerca di base, libera, senza condizionamenti».
E' stato detto che la botte è piena di buchi e che, prima di versarvi altro vino, bisogna tappare le falle.
«Mi pare l'abbia detto proprio il collega Tremonti. E noi accettiamo la sfida: si tagli lଆ dove le botti sono bucate, ma si ridistribuiscano i fondi così recuperati a chi non ha buchi, a chi ha dimostrato di lavorare bene. Misurateci su quello che facciamo.
A proposito di botti bucate, cosa pensa della proliferazione del numero delle universitଆ in Italia?
«Sa quante sono oggi?»
No, lo dica lei.
«Trecento, dodici solo in Lombardia».
Spese in pià¬Ļ. E di chi è la colpa?
«Credo che ci dobbiamo rivolgere ai politici. C'è stata la corsa a volere una universitଆ in ogni cittଆ, ognuno l'ha chiesta per il proprio territorio».
Pavia comunque ha una storia, un prestigio, una tradizione che le sono riconosciuti anche a livello internazionale. Ci aiuterଆ questo?
«In tutte le classifiche nazionali Pavia è sempre tra le prime. La classifica Censis-La Repubblica ci ha dato quest'anno il primo posto. A livello internazionalee cito la classifica del Times. Anche lì siamo tra le prime dieci italiane. Anche se l'Italia non è nei primissimi posti. D'altra parte se i criteri di giudizio sono la presenza di premi Nobel tra i docenti, la percentuale di fondi spesi per la ricerca o la presenza di studenti stranieri non potremo brillare finch଩ non avremo i mezzi necessari per chiamare e far lavorare al meglio i Nobel e fino a quando in Italia i ricercatori saranno il 3 per mille della popolazione e i soldi impiegati resteranno allo 0,9% del Pil: meno forze e meno fondi».
Anche la riforma del 3+2 non ci ha fatto bene?
«E' stata gestita male all'inizio. Adesso si sta cercando di sistemare le cose, ma si è esagerato da subito.»
Anche sul piano formativo lo spezzettamento lascia tante perplessitଆ.
«Questa organizzazione può essere efficace. Purch଩ non si rinunci alla chiarezza e al rigore».
Tema fondazioni. Pavia si è giଆ mossa. Servono?
«Sul versante umanistico c'è la Fondazione Corti. Un anno fa è nata l'Alma mater ticinensis. Intorno all'universitଆ devono nascere iniziative per orientare interessi importanti. Abbiamo la fortuna di avere qui la Fondazione banca del Monte. Mettersi insieme è stato strategico per una visione pià¬Ļ ampia sugli obiettivi. All'orizzonte ecco la riapertura di palazzo Vistarino come foresteria, l'interazione pià¬Ļ stretta con la componente biomedica, la nanomedicina che si appoggerଆ alle forti competenze che qui ci sono sulle nanotecnologie. La Fondazione su questi e altri progetti può agire pià¬Ļ speditamente».
Aiutati che Dio t'aiuta. Ma Pavia è generosa o matrigna verso la sua universitଆ?
«Il 5 per mille destinato da molti all'Universitଆ di Pavia è un segno di generositଆ. Anche su questo siamo i primi nel rapporto tra numero di donazioni e numero di studenti. Lo interpreto come segno di attaccamento, di affetto e non solo degli ex alunni. Vedo altri segnali, ma ne parleremo un'altra volta».