«Università, ora vogliamo le lezioni in piazza»

DOMENICA, 26 OTTOBRE 2008
Pagina 19 – cronaca
di Sisto Capra

Lo chiedono gli studenti ai consigli di facoltà  in vista dell’assemblea Mozioni a Economia, Ingegneria e Scienze. Molti i prof favorevoli

«Università , ora vogliamo le lezioni in piazza»

Martedì l’incontro alla sede centrale E si riunisce il cda

PAVIA. Gli studenti dell’Università  chiedono le lezioni in piazza. Si alza il tono delle proteste contro il decreto Gelmini e la legge Tremonti. Il tam-tam vola di studente in studente, di prof in prof, di facoltà  in facoltà , in vista dell’assemblea d’ateneo di martedì alle 10 nel cortile del rettorato. Tra i giovani aumenta la pressione dei gruppi – gli studenti di sinistra ma anche altri, probabilmente la maggioranza – che giudicano non sufficiente la «ferma protesta» decisa dal Senato accademico e chiedono azioni pi๠ferme. Poi c’è una parte delle rappresentanze, in particolare Azione Universitaria, il movimento di destra, che difende il governo. Domani, intanto, il consiglio della facoltà  di Economia si esprimerà  sulla mozione dei giovani che proporrà  le lezioni aperte alla città , la sospensione delle lezioni normali per permettere a chi lo desidera la partecipazione alle assemblee di facoltà  e lo stop dell’inaugurazione dell’anno accademico. Tutte le nove facoltà  dell’Università  di Pavia sono percorse dalla febbre.
Sono già  numerosi i professori che hanno dato la propria disponibilità  a tenere le lezioni aperte alla città .
«Abbiamo trovato in tutte le facoltà  professori disponibili – dice Annamaria Begnamini, segretaria del Coordinamento per il diritto allo studio, l’associazione di sinistra degli studenti, uno dei perni del movimento che vede mobilitati anche gruppi e componenti di facoltà  e dipartimenti al di fuori delle logiche di schieramento politico – Tutti dicono che bisogna sensibilizzare l’opinione pubblica e uscire dall’Università ».
Una prima lezione aperta è già  stata organizzata per mercoledì, probabilmente in piazza della Vittoria, dalle 14 alle 16. La terrà  Andrea Fumagalli, docente di macroeconomia nella facoltà  di palazzo San Felice. «Sono pronto – spiega – a tenere la mia lezione in ogni caso. Tratterò il tema dei mercati valutari e dei tassi di cambio, come da programma. Ho chiesto agli studenti che sia assicurata una struttura logistica per fare lezione: lavagna, gessi, microfono». Ha dato la sua disponibilità  a tenere lezioni aperte, tra gli altri, Mimmo Cajani, grecista e docente di didattica delle lingue classiche. Lorenzo Spairani, studente di Economia al secondo anno della specialistica, che è anche membro del Senato accademico: «Lunedì alle 14,30 (domani, ndr) il consiglio di facoltà  di Economia si pronuncerà  su una mozione presentata da noi studenti. Non bastano il documento di protesta, sia pure molto fermo, approvato dal Senato accademico e la delega alla Conferenza dei rettori a sostenere l’azione. E’ essenziale che studenti e professori si mobilitino. Indipendentemente dalla decisione del consiglio di Economia, noi terremo comunque le lezioni aperte e le altre iniziative di protesta che abbiamo in mente».
Luigi Ranghetti, studente di Scienze naturali al terzo anno: «Nell’assemblea di facoltà  di lunedì alle 15 (domani, ndr) decideremo quali azioni intraprendere. Probabilmente chiederemo di organizzare lezioni in piazza. Qualche docente ha dato la disponibilità . Le lezioni in piazza che proponiamo sono un modo per aprirsi alla città  e renderla partecipe su che cosa l’Università  rappresenta in questa fase storica. Preferiamo ricorre a queste azioni e non a occupazioni».
Alessandro Torlasco, quarto anno di Ingegneria edile-architettura: «L’ultima assemblea di facoltà , giovedì scorso, ha visto una grande partecipazione di duecento tra studenti e docenti. Abbiamo proposto lezioni aperte alla città  nei laboratori e nelle aule di Ingegneria, in collaborazione con alcuni docenti che hanno proposto un programma di alcune giornate. Abbiamo raccolto una mailing list di studenti di Ingegneria, che servirà  per organizzare le successive manifestazioni. Ci incontreremo in settimana per decidere il calendario. Gli studenti di Ingegneria hanno anche proposto di fare dei volantini informativi con il testo della legge 133, che prevede all’articolo 16 la possibilità  degli atenei di trasformarsi in fondazioni private con una semplice delibera a maggioranza semplice del Senato accademico e all’articolo 66 la riduzione del fondo di finanziamento ordinario e il blocco del turn over al 20%. All’assemblea il preside Virginio Cantoni ci ha espresso solidarietà , ha letto il documento della Conferenza dei presidi di Ingegneria e ci ha anticipato che è possibile che dal 20% si escludano i ricercatori».