Protesta in università contro il decreto Gelmini

SABATO, 24 OTTOBRE 2009

Pagina 20 – cronaca

I «no» degli studenti al nuovo sistema

Protesta in università  contro il decreto Gelmini

L'Unione degli universitari critica i privati nel cda: «Potranno condizionare didattica e ricerca»

ANNA GHEZZI

PAVIA. Pavia come Milano, Roma, Bologna, Lecce. Ieri alle 12.30 in molti atenei italiani gli studenti dell'Unione degli Universitari (Udu) hanno appeso striscioni per un'azione dimostrativa decisa giovedì sera in serata con un tam tam. «Questa protesta simbolica – spiegato Michele Orezzi, del Coordinamento per il diritto allo studio Udu – è solo il preludio di una mobilitazione forte».
Striscioni in ateneo e in città  per una protesta simbolica. Quali sono le ragioni? «Vogliamo opporci all'ennesimo e definitivo colpo all'università  pubblica – continua Michele Orezzi – il governo cominci ad eliminare i tagli al fondo di finanziamento ordinario e a finanziare borse di studio, edilizia universitaria e progetti per la cittadinanza studentesca – e aggiunge Orezzi, che è anche rappresentante degli studenti nel Consiglio di amministrazione dell'ateneo -. Ci opponiamo al decreto in discussione al Consiglio dei ministri e lo contrasteremo: vogliamo l'Università  libera, pubblica, democratica, di qualità  e per tutti».
La protesta di ieri, in tutta Italia, è nata in seguito a indiscrezioni sul fatto che ieri alle 12, in Consiglio dei ministri, si sarebbe parlato di università . Era il primo punto all'Ordine del giorno.
Così alle 12.30 nel cortile delle statue un “kommando” di studenti è salito sul loggiato e ha esposto lo striscione: «Nà© manager nà© baroni! I privati fuori dai maroni» e ha distribuito volantini informativi ai passanti.
Tre i «no» alle proposte del decreto, che poi ieri non è stato discusso, perchà© il Consiglio dei ministri è slitatto a data da destinarsi, perchà© il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è stato bloccato in Russia dal maltempo, come hanno fatto sapere ieri intorno alle 13. A cosa dicono «no» gli studenti dell'Udu? Alla delega sul diritto allo studio, ai rettori che saranno nominati invece che eletti, ma anche ai condizionamenti della didattica e della ricerca da parte dei privati che sarebbero ammessi nei Consigli d'amministrazione delle università  italiane.
«Con la possibilità  di ingresso dei privati nei Consiglio di amministrazione delle università  – scrivono in una nota gli studenti dell'Unione degli Universitari – questi potranno condizionare gli obiettivi e la gestione della didattica e della ricerca, decidendo quali progetti finanziare o meno. I Cda inoltre, secondo questa proposta, saranno composti almeno per il 40 per cento da tecnici e professionisti, ma così le esigenze di bilancio prevarranno su obiettivi formativi e culturali».