Aumento delle tasse – Università condannata dal TAR di Milano a risarcire gli studenti!

Storica vittoria del Coordinamento per il diritto allo studio – UDU contro l’innalzamento spregiudicato delle tasse universitarie che apre la concreta possibilità di ricorsi a catena in ogni Università italiana.

La legge in materia di tasse studentesche prevede che la sommatoria delle tasse di ogni singolo studente non possa superare il 20% dei fondi ministeriali (FFO) per quell’ateneo. Il problema è che, con i tagli targati Gelmini-Tremonti, quasi tutte le università, per far cassa, hanno aumentato le tasse agli studenti, andando a sfondare il tetto del 20% ed essendo, di fatto, fuorilegge.

La protesta del Coordinamento per il Diritto allo Studio – UDU Pavia era iniziata a febbraio del 2010, quando l’Ateneo pavese ha introdotto l’aumento fisso di 125€ per ogni studente sulle già onerose tasse universitarie, tra le più alte in Italia, oltre ad un aumento graduale su quasi tutte le fasce reddituali. L’Ateneo all’epoca aveva chiuso ogni spazio di discussione sull’aumento all’interno degli organi in cui gli studenti del Coordinamento sono presenti, tanto da costringere gli studenti stessi ad occupare la sala del Consiglio di Amministrazione UniPV, occupazione che ha dato luogo anche a delle denunce alle decine di studenti che hanno occupato il rettorato, con conseguente procedimento penale, poi archiviato.

L’occupazione tuttavia è stata biecamente elusa; l’amministrazione d’Ateneo, utilizzando un’altra sala del rettorato sorvegliata dalla squadra mobile della polizia di stato che nel frattempo era entrata all’interno dell’Università, ha approvato l’aumento senza aprire minimamente la discussione con gli studenti (in meno di un mese è stato proposto ed approvato un poderoso aumento delle tasse universitarie).

La protesta tuttavia non si è fermata: sicuri della bontà delle proprie ragioni, gli studenti del Coordinamento per il Diritto allo Studio – UdU Pavia hanno presentato ricorso contro l’Università e contro la palese violazione commessa da quest’ultima. La sentenza del T.A.R. Milano, che profuma di rivoluzione sul tema delle tasse universitarie, ha infatti condannato l’Università degli studi di Pavia a risarcire tutti gli studenti del proprio ateneo per aver aumentato le tasse, nell’anno accademico 2010-2011 (per quanto concerne la prima rata, versata nel 2010), oltre il limite previsto dalla legge e a rifondere al Coordinamento per il Diritto allo studio – UDU Pavia le spese di giudizio.

Già una prima sentenza non definitiva aveva dichiarato infondati gli aumenti in misura fissa per i dottorandi con borsa esterna e per gli studenti extracomunitari; per questi, infatti, era previsto rispettivamente un aumento aggiuntivo di 400€ e di 300€, quest’ultimo motivato dalla sola ragione di essere studenti non provenienti da Paesi della Comunità Europea. Questi provvedimenti iniqui sono stati ritirati dall’Università (solo dopo il nostro ricorso, però!) ma senza neppure comunicarlo al T.A.R. che, così, ha provveduto ad annullarli perchè palesemente illegittimi.

Assistiti in maniera ottima dall’avvocato Massimo Ticozzi, l’UDU ha così vinto il ricorso e, quindi, l’università è stata condannata a restituire il surplus di oltre un milione e mezzo di euro agli studenti.

E proprio ieri, 17 novembre, proprio nella giornata internazionale degli studenti, è stata emessa la sentenza definitiva del T.A.R Milano che  ha dichiarato fondato ed ha pertanto accolto il  ricorso del Coordinamento per il Diritto allo Studio – UDU Pavia stabilendo che è stata illegalmente violata la soglia non superabile del 20% e che pertanto tutta l’eccedenza pari a 1,7 circa milioni di euro, deve essere restituita sia ai ricorrenti, sia attivandosi d’ufficio verso tutti gli altri studenti.

Il T.A.R ha inoltre respinto l’eccezione di incostituzionalità della soglia del 20 % avanzata dall’Università di Pavia, dichiarando la soglia perfettamente legittima e ragionevole e comunque non lesiva dell’autonomia universitaria, condannando inoltre l’ateneo al pagamento delle spese processuali.

E’ una sentenza storica e rivoluzionaria per l’Università italiana, in quanto iil 20% non è un parametro indicativo bensì vincolante, perchè tutela il diritto allo studio e il carattere pubblico e universale dell’università; gli studenti non possono essere considerati come degli utenti che usufruiscono di un prodotto; l’istruzione pubblica deve essere non solo accessibile a tutti, libera, laica e democratica, ma deve rispettare il dettato costituzionale che nell’articolo 33, al terzo comma, è chiarissmo: i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

L’autonomia finanziaria degli atenei non può andare a discapito di altri diritti costituzionali come il diritto allo studio, ed è per questo che porteremo avanti la nostra battaglia per il Diritto allo Studio, e per un’Università che sia davvero uno strumento per tutti gli studenti di crescita, di emancipazione, di diffusione del sapere senza dover provenire da una condizione agiata; ancor di più in questo momento storico, in cui un debito pubblico soverchiante, una crescita pressocchè nulla e delle politiche di Governo miopi rispetto alle esigenze delle classi più deboli, tra cui gli studenti, hanno affamato l’Università e stanno disfacendo un sistema pubblico di fondamentale importanza per il Paese.

Nell’attesa che l’Università ricorra in appello per il secondo grado di giudizio, quello del Consiglio di Stato, il quale comunque non fermerà le nostre richieste di rimborso, ci teniamo a sottolineare che devono essere battaglie come questa a restituirci i diritti per i quali lottiamo, fondamentali perchè ogni studente possa accedere ”ai più alti gradi dell’istruzione” senza doversi trovare un lavoro, precario o in nero, e senza chiedere un mutuo ad una banca.

Riteniamo inoltre risibili e di corto respiro le giustificazioni dell’Università di Pavia che, dopo aver sminuito la fondatezza delle nostre tesi, poi pienamente accolte dal T.A.R, ora è costretta ad agire di rimessa affermando che lo sforamento è da attribuirsi ai tagli della Gelmini, concludendo che sarà costretta a tagliare i servizi. Ci si chiede allora: perchè l’Università di Pavia fa pagare ai propri studenti i tagli della Gelmini? Perchè l’unica logica che viene proposta è: se volete i servizi dovete pagarveli? E’ questa la logica di un’Università pubblica? Forse sarebbe bene rileggersi la Costituzione, secondo cui i servizi pubblici devono essere accessibili a tutti e la contribuzione non può e non deve mai essere commisurata al servizio fruito ma alla condizione reddituale di chi ne fruisce.