INTERVENTO STUDENTESCO | inaugurazione dell’anno accademico

Care Studentesse e cari Studenti, Magnifico Rettore, Professori, Ricercatori, Dottorandi, Personale Tecnico-amministrativo, Autorità presenti, Signore e Signori,

sono lieta di poter intervenire a nome degli studenti in occasione di questa cerimonia.

Oggi, per la prima volta nella storia recente del nostro Ateneo, uno studente prende la parola all’inaugurazione dell’anno accademico.

Un momento importante, in cui non può mancare la nostra voce, che sappia esprimere il peso della componente studentesca all’interno dell’Ateneo, aprendo una riflessione sullo stato attuale dell’Università pubblica, senza trascurare la realtà pavese.

Università: presidio sociale e culturale, luogo del sapere e della conoscenza, laboratorio per la crescita delle giovani generazioni e il progresso del Paese.

I TAGLI ALL’UNIVERSITÀ

Dal 2008 l’Università italiana versa in uno stato di incertezza e sofferenza, dovuto al progressivo abbattimento dei finanziamenti pubblici, inaugurato dall’allora ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, e alla riforma Gelmini.

Mentre altri Paesi europei, che come l’Italia si sono ritrovati a dover fronteggiare la crisi economica, hanno mantenuto o aumentato i finanziamenti con coraggio e determinazione, salvaguardando così l’istruzione e la ricerca, i Governi italiani susseguitisi negli ultimi anni non hanno inteso l’Università pubblica come una risorsa per il Paese e i finanziamenti all’istruzione e alla ricerca come un investimento sul futuro.

Ė preoccupante constatare oggi che nel contesto europeo l’Italia si colloca al penultimo posto per la spesa pubblica destinata all’istruzione e all’ultimo posto per la percentuale di laureati aventi età compresa fra i 24 e i 35 anni. Il numero di immatricolazioni è calato drasticamente: è come se in quasi dieci anni fosse scomparso un Ateneo di grandi dimensioni. Anche il numero di dottorandi è fra i più bassi d’Europa. Sono dati che delineano chiaramente il quadro di un Paese in declino culturale ed economico.

IL FONDO FINANZIAMENTO ORDINARIO (FFO)

Il Fondo di Finanziamento Ordinario, decurtato anno dopo anno, vede da un lato l’aumento della quota cosiddetta “premiale”, ripartita in base ad indicatori ANVUR assai discutibili, dall’altro la razionalizzazione delle spese di gestione e amministrazione degli Atenei, difficoltosa da attuare in tempi brevi, e il conseguente rischio di una riduzione dei servizi per gli studenti con possibili ripercussioni sulle attività didattiche e di ricerca.

IL DIRITTO ALLO STUDIO

In uno scenario così drammatico, nel quale la crisi ha contribuito ad aumentare le disuguaglianze, le origini sociali condizionano fortemente la scelta di intraprendere o meno un percorso di studi universitari. Purtroppo l’Università non funge più da ascensore sociale. Sempre più giovani non hanno la possibilità di accedere ai gradi più alti degli studi a causa delle difficoltà economiche delle proprie famiglie, delle scarse risorse impegnate nella formazione superiore e soprattutto a causa della totale mancanza di una seria politica del Diritto allo Studio.

Basti ricordare gli oltre 30.000 studenti che ogni anno, pur risultando “idonei”, non ricevono la borsa di studio che spetterebbe loro: un’assurdità italiana, quella della figura dell’idoneo non beneficiario, cui bisogna porre fine al più presto.

Nel nostro Paese le tasse universitarie sono in continuo aumento, anche a causa della riduzione dell’FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario) e sono le terze più alte d’Europa. Così di fatto si chiede agli studenti di pagarsi il diritto allo studio. Ormai quasi il 50% dei fondi per il finanziamento delle borse proviene dal gettito della tassa regionale per il diritto allo studio, resa dalla totalità degli studenti e priva di criteri di progressività in funzione della situazione reddituale.

Inoltre il Governo in carica ha incluso nel Patto di stabilità 150 milioni di euro per l’erogazione delle borse di studio. In questo modo le Regioni, alle quali sono stati richiesti pesanti sacrifici negli ultimi anni, avranno sempre più difficoltà a destinare risorse al diritto allo studio e si ritroveranno a reperirle aumentando le imposte o riducendo servizi essenziali come la sanità, l’assistenza e il trasporto pubblico.

Un caso particolare riguarda gli aspiranti studenti di Medicina e Chirurgia. In concomitanza con l’accoglimento dei ricorsi contro l’accesso programmato a livello nazionale, è stata rilevata l’impossibilità di garantire il rispetto delle norme di sicurezza negli spazi adibiti alla didattica frontale, così come dei requisiti minimi formativi necessari per l’accreditamento dei corsi e il riconoscimento del titolo di studio all’estero. A questa situazione si sarebbe potuto porre rimedio aprendo un tavolo ministeriale per discutere delle modalità di accesso ai suddetti corsi di studio.

A ciò si aggiunge la dicotomia tra il numero di studenti aventi accesso ai corsi di laurea ed il numero nettamente inferiore di posti previsti per le Scuole di Specializzazione di area medica. Come se non bastasse, la mala organizzazione dei test d’accesso alle Scuole di Specializzazione ha precluso qualsiasi criterio meritocratico e gravemente penalizzato l’Università. Infine l’ipotesi di un passaggio di competenza delle Scuole di Specializzazione al Ministero della Salute mette in dubbio il ruolo delle Università nell’ambito della formazione medica.

DOTTORATI

La situazione non è certo più rosea per gli studenti che scelgono di intraprendere il dottorato di ricerca, il terzo e più alto grado di formazione previsto dal nostro ordinamento. Come si evince dalla Carta europea dei ricercatori, il dottorando è un lavoratore della conoscenza ovvero un “ricercatore in formazione” che, acquisendo abilità, metodologie e esperienza, contribuisce allo sviluppo scientifico e culturale, fondamentale per l’avanzamento del Paese.

Se nel resto d’Europa il dottorando è un ricercatore che deve essere formato ed ha diritto ad un’adeguata retribuzione, in Italia si riconosce lo status di studente e sono presenti dottorandi di serie A con borsa di studio, e dottorandi di serie B senza borsa di studio.

Anche le prospettive di carriera all’interno dell’università italiana non sono molto incoraggianti, poiché i dottorandi, una volta conseguito il titolo, devono affrontare il lungo e precario percorso da assegnista. Tuttavia, come evidenziato da un’indagine dell’ADI, il 96% degli assegnisti, dopo i quattro anni di rinnovo previsti dalla riforma Gelmini, non continuerà a fare ricerca all’interno dell’università. Questo dato evidenzia l’inadeguatezza della riforma che, bloccando il turn-over ed eliminando la figura del ricercatore a tempo indeterminato, ha chiuso le porte delle università ai giovani, prevedendo meri rapporti di lavoro precario.

Un altro problema di assoluta rilevanza è quello relativo al futuro professionale dei dottori di ricerca, in quanto il loro titolo accademico non è adeguatamente valorizzato all’esterno dell’Università.

RICERCA

Nonostante tutto, i risultati relativi alla produzione e all’efficienza della ricerca, valutate secondo indicatori quali il numero di articoli rapportato all’ammontare dei finanziamenti e il numero di citazioni, sono molto positivi, anche in confronto ad altre realtà mondiali. Questo è anche il frutto del lavoro quasi a costo zero di tanti ricercatori.

Non possiamo permettere che in Italia si creda che studiare e formarsi non serva o sia addirittura dannoso, quando in realtà i dati ISTAT dimostrano che il tasso di disoccupazione è più basso ed è aumentato in proporzioni minori fra i laureati rispetto ai diplomati o ai giovani con la sola licenza media.

Bisogna avere il coraggio di scommettere sul futuro: investire maggiormente in ricerca ed innovazione ci permetterebbe da un lato di stimolare la crescita economica, e dall’altro di evitare la fuga di giovani altamente qualificati ed essere più attrattivi e competitivi nel panorama internazionale.

IL RUOLO DELL’UNIVERSITÀ DI PAVIA

L’Università di Pavia, pur avendo subito la scure di tagli che è stata inferta a tutti gli Atenei italiani, rappresenta ancora una realtà piuttosto fiorente e dinamica all’interno dello scenario nazionale.
Tuttavia riteniamo che non siano state colte alcune occasioni per porre all’attenzione delle istituzioni regionali e nazionali alcune istanze avanzate dal corpo studentesco.
Dietro la copertura della quasi totalità delle borse di studio a Pavia, si cela un innalzamento dei requisiti per l’ottenimento della borsa stessa in termini di crediti formativi, predisposto dalla Regione Lombardia senza che l’Ateneo si facesse valere.

Ciò ha comportato una riduzione della platea degli idonei, che crea disparità fra studenti delle università lombarde e studenti delle altre Regioni.

A fronte di tre ricorsi per l’aumento illegittimo della contribuzione studentesca, accolti dal TAR Lombardia ed in attesa dell’ultimo grado di giudizio, l’Università pavese non ha esortato il Ministero dell’Università e della Ricerca ad un cambio di rotta volto all’aumento del Fondo di Finanziamento Ordinario. E’ importante rimarcare il fatto che il TAR abbia riconosciuto il carattere vincolante del limite di legge in materia di contribuzione studentesca, in quanto tutela il carattere pubblico dell’Università.

Inoltre auspichiamo una maggiore interazione fra Università, enti ed istituzioni locali, nell’affrontare alcune criticità. E’ necessario migliorare la mobilità, garantendo il servizio di trasporto urbano nelle zone periferiche anche nelle fasce orarie serali, individuare nuovi spazi per eventi ricreativi ed incentivare l’offerta culturale.

Un’Università moderna, efficiente e competitiva deve saper interagire con la realtà esterna ed interpretare le esigenze del mercato del lavoro per agevolare le nuove generazioni ad esercitare diritti fino ad ora negati: un lavoro adeguato e un futuro migliore.

Pavia è una città universitaria, che ha le potenzialità per diventare un modello virtuoso in Italia e in Europa. L’ampia offerta formativa e la vivacità culturale della nostra Università, le numerose realtà collegiali e gli istituti sanitari sono un patrimonio da salvaguardare.

Studenti pavesi, pendolari, fuori sede, erasmus, frequentanti e lavoratori, noi tutti dobbiamo essere protagonisti della vita universitaria e cittadina.

A voi tutti un augurio di buon lavoro e di buon anno accademico
Grazie.

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