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Vignetta di Altan

Martedì 8 Settembre l’Assessore all’Istruzione della Regione Lombardia Valentina Aprea è intervenuta a Pavia nell’ambito del Forum per il Diritto allo Studio Universitario dell’ANDISU. Nella conferenza in questione la Aprea si è impegnata in un intervento in cui ha celebrato la Lombardia come la “Regione modello” per il sistema di Diritto allo Studio Universitario, dove viene coperto il 90% degli idonei beneficiari. Tralasciando il fatto che una Regione in cui anche solo il 10% degli idonei non riceve la Borsa di Studio non deve essere assunta a modello, è comunque la Lombardia la Regione con i criteri più restrittivi per l’accesso alle Borse di Studio. I criteri di merito, introdotti “per sperimentazione”, richiedono in Lombardia 35 CFU anziché 25 come nelle altre Regioni, producendo un decremento del numero di idonei e non invece un innalzamento dei beneficiari delle Borse, come sarebbe d’altronde logico in un Paese che vuole investire nel suo futuro. Inoltre, fu proprio l’Aprea a volere un taglio del 40% nel bilancio regionale sul fondo di funzionamento degli enti per il Diritto allo Studio, vale a dire su tutte quelle spese (dalle pulizie al personale) che consentono il quotidiano funzionamento delle residenze universitarie e delle mense. Fu solo in seguito alle proteste delle organizzzioni studentesche, che ci hanno visto in prima linea, che la Regione decise di diminuire i tagli da 6 a 3 milioni, comunque pesantissimi per il sistema collegiale pavese, che si è vista tagliare 700mila euro.

Come possiamo poi non sorridere, ironicamente s’intende, all’affermazione della Aprea secondo cui “l’istruzione in Italia è per quanto possibile gratuita”. Nell’ultimo anno la tassazione media universitaria è aumentata del 5% ed è la più alta d’Europa, dopo Inghilterra e Olanda. Gli investimenti nell’istruzione sono invece i più bassi, ultimi perfino alla Turchia, rispetto alla spesa pubblica totale. Negli ultimi 10 anni, invece, siamo passati da una tassazione media di 736,91 € ad una di 1112,35 €, dato da solo utile a smontare una volta per tutte gli assunti di chi sostiene che l’università italiana sia quasi gratuita. A queste spese bisogna poi aggiungere gli affitti per gli studenti fuori sede, i trasporti, i libri di testo, le uscite didattiche e tutti gli elementi che fanno parte della vita di uno studente universitario. Secondo l’ultimo rapporto di Federconsumatori, le spese complessive medie per un universitario fuori sede sono più di 9200 € in camera singola e più di 8000 € in camera doppia all’anno, con un aumento medio di circa il 4% dal 2011 al 2014. In tutto questo, solo il 4% degli studenti può trovare alloggio nelle residenze pubbliche e solo il 2.4% riceve una borsa di studio; nel contempo sono gli stessi studenti a doversi pagare la famigerata Tassa Regionale per il Diritto allo Studio Universitario, fissa, non fasciata in base all’ISEE, e senza la quale il nostro sistema di istruzione sarebbe al collasso. Una situazione drammatica, descritta anche dal recente meticoloso rapporto sulla condizione studentesca redatto dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari. Sfidiamo chiunque a sostenere ancora che in Italia l’istruzione sia gratuita e che non si possa fare di meglio.

Ci è spiaciuto che l’Aprea non si sia presentata il giorno successivo all’inaugurazione della nuova ala del Collegio Volta, ci sarebbe piaciuto sentire qualche altra battuta in preparazione alla discussione del bilancio regionale che comincerà ad Ottobre. L’ultima volta, da un giorno all’altro, si è saputo del taglio suicida per tutti gli enti per il diritto allo studio, senza aver minimamente preso in considerazione le parti sociali interessate. Ci aspettiamo che quest’anno non si commetta lo stesso errore e vengano ascoltati gli studenti quando si parla di diritto allo studio.

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