All’alba di Febbraio, Valentina Aprea, Assessore all’Istruzione della Regione Lombardia, è intervenuta in merito alle difficoltà di tutelare gli studenti rimasti scoperti da tutele economica dopo il cambio degli indicatori ISEE. Altro che “cercare correttivi” o “sistema che comincia a non funzionare più”: l’assessore forse dimentica di essere la principale fautrice dei tagli degli ultimi anni proprio sul Diritto allo Studio!

 

La componente studentesca è da secoli che denuncia come il sistema che assegna fondi e contributi sia da rivedere e assolutamente non funzionale” dice Mattia Sguazzini, segretario del Coordinamento per il Diritto allo Studio – UDU Pavia. “A quanto pare l’Assessore ha la memoria corta: a Settembre 2015, nell’ambito del Forum per il Diritto allo Studio Universitario dell’ANDISU, parlava della Lombardia come “Regione Modello” perché riuscita a diminuire la spesa di bilancio sull’istruzione alzando però i criteri di merito da 20 a 30 cfu, decrementando così il numero di idonei e non invece un innalzamento dei beneficiari delle Borse, come sarebbe d’altronde logico in un Paese che vuole investire nel suo futuro.

 

Insomma, per la Aprea “Trovare fondi in corso d’opera è molto difficile””, ribadisce sempre il segretario del Coordinamento per il Diritto allo Studio – UDU Pavia, “eppure nel bilancio preventivo votato a Dicembre da Regione Lombardia, sono stati tagliati ben 3,685 milioni sul fondo di funzionamento, che peseranno per 700mila euro su Pavia, e 700 mila euro alla quota complessiva – già infima rispetto alle altre due componenti di finanziamento delle borse (Fondo Integrativo Statale e tassa regionale) – che la regione investe sulle borse di studio. Nonostante il dlgs.68/2010 dica che le regioni debbano investire almeno il 40% di quanto ricevuto dallo stato come FIS, Regione Lombardia mette quote ben al di sotto da anni.

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