Il 7 aprile due nuove udienze, i milioni di rimborso possono diventare 6

Come Coordinamento per il Diritto allo Studio – UDU Pavia, l’associazione studentesca più vecchia d’Italia, crediamo d’aver scritto la più importante pagina di storia nelle vittorie degli studenti di questo paese.

Il Consiglio di Stato, in data 17 marzo 2016, ha confermato quanto già deciso dal TAR Lombardia nel 2011: l’Università di Pavia dovrà rimborsare agli studenti le tasse chieste oltre la soglia stabilita dalla Legge.

Orgogliosi, continueremo, in ogni sede, a difendere i diritti degli studenti e il carattere pubblico dell’università italiana, messo a dura prova dalle politiche governative degli ultimi 8 anni.

Luigi Profeta, segretario del Coordinamento per il diritto allo studio – UdU Pavia, dichiara: “L’associazione pretende scuse ufficiali dai vecchi vertici dell’Ateneo per l’arroganza con cui si è comportata in questi ultimi 6 anni, a partire dall’approvazione di quel provvedimento adottato da un Consiglio di Amministrazione convocato irregolarmente, occupato dagli studenti e dai dottorandi, spostato in un’altra sala, protetto dalla Polizia per non ascoltare la nostra voce, arrivando a tutti i tavoli che l’associazione ha chiesto e che l’Università non ha concesso con l’arroganza di dire che non c’era spazio per fare cose di questo tipo. Oggi, ancor con maggior convinzione, possiamo affermare che l’occupazione di quel CdA fu compiuta da studenti e dottorandi che volevano far valere i propri diritti e si sono ritrovati indagati penalmente senza fondamento. La Sentenza del Consiglio di Stato del 17 marzo sancisce che gli studenti avevano ragione a bloccare quel CdA e che l’Università di Pavia, fino all’introduzione della “norma Monti”,1 ha avuto un bilancio fuori legge come molti altri atenei italiani, elemento che comunque non va a favore dell’UniPV. Per questa ragione il Coordinamento ha sempre votato contro i bilanci dell’Ateneo, chiedendo venisse messo a verbale che il motivo fosse lo sforamento del tetto del 20% della contribuzione studentesca rispetto ai fondi ministeriali. Finalmente, questa sentenza del Consiglio di Stato, confermando la decisione del TAR Milano, stabilisce definitivamente che questa soglia è vincolante e non indicativa e che l’Università l’ha violata nonostante le nostre insistenti richieste contrarie”.

Prosegue il segretario del Coordinamento per il diritto allo studio: “Nel 2010 abbiamo deciso di intraprendere questa via legale perché, dai tagli del 2008 in poi, avevamo benissimo inteso come si sarebbe ridotta l’Università italiana. Invece di schierarsi con gli studenti, molti Rettori, tra cui il nostro, che era in Giunta CRUI come l’attuale Rettore, invece di fare la voce grossa con gli altri Rettori per chiedere di eliminare i tagli stabiliti dalla Legge 133 del 2008 di Tremonti e dalla Legge 240 del 2010 della Gelmini, preferirono restare nel silenzio e con stratagemmi, che possiamo definire fatti in malafede, e approvare in fretta e furia un aumento della contribuzione studentesca per scaricare sulla componente più debole i frutti scellerati della politica governativa di tagli all’Università. I dati nazionali dell’UDU del 2011 parlavano di uno sforamento di 5 milioni di euro per quell’anno. Per quanto riguarda, invece, la parte incriminata di aumento di seconda parte del 2010, il MIUR, assieme al MEF ha sancito che la cifra è di 1 milione e 727mila euro, oltre naturalmente agli interessi nel frattempo maturati”.

Rincalza Profeta: “Il primo ricorso è stato depositato dopo l’approvazione, scortata dalla Polizia, del CdA a maggioranza, con il nostro voto contrario rispetto all’aumento delle tasse studentesche. Per le stesse ragioni sono stati accolti in primo grado anche i ricorsi contro i bilanci del 2011 (completamente) e del 2012 (parzialmente fino all’introduzione della “cosiddetta norma Monti”). È un dato il fatto che la maggioranza parlamentare che sosteneva il Governo Monti abbia modificato la normativa sulla contribuzione studentesca dopo il nostro ricorso fatto nel 2010 qui a Pavia e vinto in primo grado nel 2011. È altresì un fatto che, con il nostro ricorso, bocciamo politicamente quella scelta scellerata del PD, del PDL e dell’UDC durante il Governo Monti. Per quel che riguarda Pavia, ci saranno due nuove udienze il 7 aprile relativi agli appelli sui ricorsi riguardanti il bilancio 2011 e 2012. Se, come auspichiamo, gli appelli dell’Università dovessero essere respinti, l’Ateneo dovrà restituire il maltolto agli studenti: oltre al milione e 700mila euro del 2010, i già calcolati 2 milioni e 168mila euro del 2011 e 1 milione 724mila euro del 2012 (che sarebbero stati 4 milioni 144mila euro applicando la norma originaria e conteggiando anche le tasse dei fuori corso)

Il segretario dell’UDU Pavia continua: “Ci teniamo a sottolineare che parliamo di responsabilità. Perché è la parola che l’Università con noi non ha mai utilizzato in questi anni. Noi non ci accaniamo contro l’Università di Pavia, ma la nostra azione, che voleva essere di rivendicazione nazionale, non ha mai trovato uno sbocco istituzionale locale per trovare una soluzione per abbassare la contribuzione degli studenti con un accordo tra le parti. Siamo contenti che giustizia sia stata fatta e che il Consiglio di Stato abbia respinto in toto l’appello dell’Università contro la sentenza del T.A.R. Di accoglimento del nostro ricorso del 2010. Teniamo a sottolineare come, già prima della prima udienza al TAR, l’Università, sapendo di aver fatto delle porcate, che riguardavano tasse fisse a tutti senza parametri di reddito, discriminazioni sugli extracomunitari, e tasse aggiuntive per borse dei dottorandi, avesse, in corso d’opera, modificato alcuni aspetti di quella riforma di contribuzione, nel disperato tentativo di togliere frecce all’arco delle argomentazioni degli studenti. Ovviamente senza il nostro ricorso nessuna di quelle scelte gravissime e discriminatorie sarebbe stata eliminata. Aspettiamo, anche da parte degli attuali vertici, una ferma condanna rispetto all’operato della scorsa amministrazione e ci aspettiamo scuse pubbliche dal precedente Rettore Angiolino Stella e dall’ex Prorettore al Bilancio Lorenzo Rampa”.

Riteniamo stupefacenti e infondate le affermazioni contenute nell’appello dell’Università, secondo cui da parte nostra vi sarebbe stata una campagna di stampa denigratoria dell’Ateneo pavese. Nulla di più falso. Ovviamente abbiamo diffuso alla stampa i risultati della sentenza del T.A.R., ma riteniamo che informare i cittadini che il bilancio di Ateneo fosse illegittimo e violasse la legge non costituiva “lesa maestà” o denigrazione dell’ateneo ma al contrario una battaglia di civiltà e di rispetto delle regole e dei diritti fondamentali. Forse l’immagine dell’Università è stata appannata in modo molto più grave dalla miopia dei vertici dell’Ateneo, che con arroganza e con la forza hanno voluto a tutti i costi ignorare le nostre richieste, andando a sbattere contro le sentenze della Giustizia Amministrativa.

Conclude Luigi Profeta. “Ci impegneremo per trovare un accordo con l’Università sulle modalità di rimborso agli studenti iscritti negli anni accademici interessati, con il consueto aiuto dei nostri legali. Un immenso ringraziamento va agli Avvocati Ticozzi (per il primo grado), e Ferrari (per il secondo grado) che, con grande professionalità e decisione hanno portato avanti questi ricorsi. Ci teniamo a ringraziare anche i compagni del Coordinamento che, nel 2010, hanno portato avanti una battaglia di mobilitazione e rivendicazione fuori e dentro gli organi istituzionali, con l’obiettivo di difendere a 360 gradi i diritti degli studenti del nostro Ateneo, con lo sguardo saldamente rivolto anche all’orizzonte dei problemi nazionali. Il Consiglio di Stato si è espresso giuridicamente su un principio cardine che ha evidenti risvolti politici alla base di quell’azione e di una grossa fetta dell’azione portata avanti dalla nostra associazione anche oggi: crisi e austerità non devono essere pagate dagli studenti e dalle relative famiglie”.

1 Per la precisione va sottolineato che l’esclusione delle tasse versate dai fuori corso dal calcolo della soglia del 20 % tra contributi studenteschi e finanziamenti statali è stata una scelta parlamentare della maggioranza che sosteneva il Governo Monti (PD, PDL, UDC).

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