Venerdì 6 Maggio sono state depositate in Consiglio di Stato le sentenze riguardanti i
ricorsi contro lo sforamento del tetto del 20% delle tasse studentesche rispetto ai
finanziamenti statali, intrapresi per gli anni 2011 e 2012 dal Coordinamento per il diritto
allo studio – UDU Pavia e dall’ADP – Associazione Dottorandi Pavesi.
La sentenza del Consiglio di Stato per l’anno 2011 condanna l’Università di Pavia a
restituire 2.168.184 euro. La sentenza del Consiglio di Stato per il ricorso riferito all’anno
2012, inoltre, costituisce una vittoria di cruciale rilevanza politica: secondo il Consiglio, le
disposizioni di cui all’art. 7, comma 42, della Legge 135/2012 (la cosiddetta “spending
review”), che dispongono lo scorporo della quota di tassazione relativa agli studenti fuori
corso, non possono essere applicate all’intero anno solare 2012. Attuando questo
principio, l’Università di Pavia risulta aver superato il limite del 20% di 4.143.746 euro, cifra
che dovrà interamente essere restituita agli studenti.
Questo importo va a sommarsi alle somme relative agli anni 2010 e 2011, per i quali il
Consiglio di Stato ha gà disposto la restituzione, per un importo complessivo di 8.038.930
euro.
Luigi Profeta, segretario del Coordinamento per il diritto allo studio – UDU Pavia, dichiara:
“Queste sentenze rappresentano una Caporetto per l’università, una sconfitta definitiva
dell’ arroganza accademica che ha impedito ogni forma di dialogo tra università e studenti
e che ha portato noi studenti a farci valere in tribunale, dove le nostre argomentazioni
hanno avuto le stesso peso di quelle delle alte sfere accademiche. L’Ateneo pavese dovrà
restituire agli studenti oltre 8 milioni di euro, per lo sforamento del tetto del 20% della
contribuzione studentesca sul Fondo di Finanziamento Ordinario ricevuto dallo Stato per
gli anni 2010, 2011 e 2012. Questa considerevole cifra sposta, finalmente, da un piano
pavese a un piano nazionale il piano di discussione del problema del sottofinanziamento,
fatto pesare sulle tasche degli studenti: i nostri ricorsi non sono mai stati fatti per colpire
l’Università di Pavia, ma per sottolineare il grave stato di sottofinanziamento del sistema
universitario italiano. Ora è il Governo a dover intervenire, investendo seriamente
nell’Università, per far sì che le singole università non debbano più far pesare i propri
bilanci sugli studenti e affinché le tasse studentesche non siano più così alte da limitare
l’accesso ai più alti gradi di studio e ne appesantiscano il percorso per chi riesce a
entrarvi”.
Alessandra Brambati, Presidente dell’ADP – Associazione Dottorandi Pavesi, dichiara:
“L’Università di Pavia ha corretto più volte il testo votato il 2 febbraio del 2010 con lo scopo
di togliere terreno argomentativo al nostro ricorso. Le ingiustizie inizialmente previste che
avrebbero colpito noi dottorandi sono state tolte già nelle prime correzioni, ma come
Associazione Dottorandi Pavesi abbiamo continuato ad essere promotori insieme al
Coordinamento per il Diritto allo Studio dei ricorsi contro l’Università perché abbiamo
sempre creduto in questa battaglia contro l’iniquità subita dagli studenti. La condivisione di
questo percorso con i rappresentanti del Coordinamento scaturisce dalla consapevolezza
che si tratti anche di una battaglia culturale che mira a un’Università pubblica migliore e
con un livello di risorse adeguate a un Paese avanzato. Troviamo che sia stato un
gravissimo errore della dirigenza accademica quello di ovviare alla penuria di
finanziamenti tramite l’uso improprio delle tasse studentesche”.
Prosegue il segretario del Coordinamento per il diritto allo studio – UDU Pavia: “Le
sentenze del 2010 e del 2011 sanciscono la ragione della nostra richiesta di rispettare le
leggi sulla contribuzione. La sentenza sul 2012 ribadisce che la nostra battaglia, in ogni
Consiglio di Amministrazione in cui si è discusso di contribuzione studentesca e del voto
su bilancio preventivo e consuntivo, era una battaglia giusta e corretta dal punto di vista
legale. Anche l’attuale Amministrazione dell’Ateneo, dopo l’infelice arroganza della
gestione Stella, ha più volte sottolineato come il ricorso 2012 non avesse alcun
presupposto per esistere. Questa sentenza dimostra che avevamo ragione nel chiedere la
restituzione di quelle tasse richieste in eccesso dall’Università e la necessità che l’Ateneo
tutto si facesse portavoce di questa battaglia, che ha visto studenti e dottorandi quasi
completamente isolati, tranne rare eccezioni di docenti che hanno supportato la nostra
battaglia. Non abbiamo ancora ricevuto scuse ufficiali dall’ex Rettore Angiolino Stella e
dall’ex Prorettore al Bilancio, Lorenzo Rampa: dopo queste sentenze quelle scuse si
rendono necessarie, per via dell’arroganza con cui hanno portato avanti la loro politica di
pressione sugli studenti e sui rappresentanti degli studenti, che ne tutelavano i diritti”.
Il segretario del Cooordinamento per il diritto allo studio – UDU Pavia chiude: “Abbiamo
sempre contestato la sconsiderata politica di sottofinanziamento delle università italiane.
Invece di avere al nostro fianco i vertici degli atenei in questa battaglia di civiltà, ce li siamo
trovati contro nell’iniquo e feroce tentativo di scaricare i costi dei tagli sugli studenti che
infatti sono drasticamente diminuiti di numero perché molti non si possono più permettere
di studiare. Grazie all’impegno di tutti i rappresenanti susseguitesi negli anni nel
Coordinamento per il Diritto allo Studio nell’Associazione Dottorandi Pavesi, e soprattutto
al prezioso e impeccabile lavoro degli Avvocati Ticozzi e Giambelluca (per il primo grado),
e Ferrari (per il secondo grado), ora è scritta una nuova pagina di storia per i diritti degli
studenti. L’Ateneo Pavese, dopo anni passati a sminuire e irridere la nostra battaglia ora
si è beccata una batosta senza precedenti e non può più continuare con l’atteggiamento
arrogante e suicida che sino ad ora ha portato solo sonore condanne da parte di tutti i
Giudici sino ad ora interpellati in ben sei diversi giudizi.
I vertici dell’Università devono finirla di sentirsi superiori alla legge ed immediatamente
attivarsi per restituire le tasse che hanno illegittimamente imposto a TUTTI gli studenti
iscritti nel 2010, 2011 e 2012. Diversamente procederemo a far nominare un commissario
che restituisca le tasse illegittimamente incassate dall’ateneo negli anni 2010-2012.
Queste sentenze impongono ai rettori italiani un’attenta riflessione su chi abbia davvero a
cuore il sistema universitario italiano. Gli studenti non sono limoni da spremere di tasse o
soggetti su cui scaricare l’iniquità dei tagli governativi, sono i soggetti principali che le
università dovrebbero avere a cuore per la crescita culturale e civile di tutto il Paese”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.