Il recente caso riguardante l’istituzione del parcheggio per sole donne eterosessuali non straniere ha visto come protagonista l’assessore di ecologia, ambiente e territorio del comune di Pontida Emil Mazzoleni, assegnista di ricerca in filosofia del Diritto e Segretario del “Centro di Ricerca Dipartimentale di Studi sulla Simbolica Giuridica” presso il nostro ateneo.
Il provvedimento in questione prevede l’istituzione di un parcheggio riservato alle sole donne facenti parte di un nucleo familiare “naturale”, dove con naturale si intende nato dalla “unione di uomo e donna a fini procreativi”.
L’assegnista in questione ha preso parola sulle maggiori testate giornalistiche circa le motivazioni che l’hanno indotto a promuovere questo provvedimento, dando luogo a dichiarazioni dai toni omofobi e razzisti. Da un’intervista rilasciata all’Huffington Post, apprendiamo che Mazzoleni ha giustificato la proibizione del parcheggio per le donne non eterossessuali asserendo che “Non ha senso permettere alle lesbiche di parcheggiare nelle strisce rosa perché loro non dovrebbero avere bambini”. A queste considerazioni, già di per sè gravissime, soprattutto se provenienti da un esponente della comunità accademica, sono seguite affermazioni ben peggiori. Alla domanda del giornalista circa la possibilità che le ragazze madri o vittima di violenza sessuale possano usufruire del parcheggio, l’assegnista ha risposto che per queste donne non ci saranno problemi, purchè non siano lesbiche. Mazzoleni con queste parole ha implicitamente affermato che una donna eterosessuale rimasta incinta a seguito di una violenza sessuale ha diritto a più tutele rispetto ad una donna lesbica nella stessa condizione.
Infatti, l’assessore ha dichiarato scopo primario del parcheggio la difesa della famiglia naturale, l’incentivo delle nascite e il contrasto all’immigrazione e in quest’ottica le donne lesbiche, in quanto “non dovrebbero avere figli”, non hanno diritto a beneficiare del provvedimento. Mazzoleni assicura che l’orientamento sessuale verrà controllato tramite un check al registro delle unioni civili, concepito quindi come strumento per schedare e identificare la donna lesbica.
Come Coordinamento per il Diritto allo Studio ci siamo sempre battuti contro la violenza di genere, il razzismo e ogni tipo di discriminazione e riteniamo inaccettabili le dichiarazioni di Mazzoleni.
Nell’esercizio del suo ruolo di assegnista questo costituirebbe una violazione del codice etico di ateneo. Gli studenti e le studentesse appartenenti a minoranze, hanno diritto ad avere le stesse tutele dei loro compagni e le dichiarazioni discriminatorie del docente, uscite su moltissime testate giornalistiche, mettono a repentaglio questo principio. Siamo seriamente preoccupati che le idee discriminatorie di Mazzoleni possano precludere la sua capacità di trattare alcune tematiche nel rispetto di tutti gli studenti.
Peraltro questo episodio gravissimo getta discredito sul prestigio dell’Ateneo e ne danneggia gravamente la reputazione.
Come Coordinamento per il Diritto allo Studio chiediamo:
-che gli organi di garanzia dell’ateneo monitorino il comportamento dell’assegnista durante l’esercizio del suo ruolo al fine di garantire un equo trattamento di tutti gli studenti.
Invitiamo ,inoltre, Mazzoleni a rivedere il codice etico di ateneo in quanto è in netta contraddizione con le idee recentemente espresse. Oltre ad essere un cittadino comune è anche un formatore delle future generazioni e in quest’ottica dovrebbe farsi portavoce dei sani principi democratici del nostro paese. Ricordiamo inoltre che l’Università in tempi brevi adotterà il doppio libretto per studenti in fase di transizione, segno che la comunità accademica si impegna per i diritti e le tutele di ogni minoranza.
Infine, abbiamo cercato smentite del dottor Mazzoleni ma, ad oggi, non ne abbiamo trovate. Saremo, in ogni modo, molto più che ben disposti a condividere con i nostri colleghi la versione del nostro assegnista.
 
I vostri rappresentanti

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