#25OTT A ROMA CONTRO JOBS ACT E LEGGE DI STABILITÀ.

Il 1° Giugno 1970 Mariateresa, tappezziera di 17 anni, partecipò ad uno sciopero nazionale proclamato per il rinnovo del contratto di categoria e la sua azienda la licenziò perché assente ingiustificata. In questa occasione per la prima volta nella storia italiana venne applicato l’art. 18 (Legge 20/05/1970 n.300, conosciuta come “Statuto dei Lavoratori”).
Grazie a esso Mariateresa ottenne il reintegro nel posto di lavoro.
 
Negli ultimi vent’anni, vari governi hanno cercato di abrogare l’art. 18, una delle più grandi conquiste dei lavoratori.
Nel 2000 un referendum dei Radicali tentò di abolirlo, senza successo.
Anche Berlusconi ci provò, ma il 23 marzo 2002 la CGIL portò in piazza 3 milioni di persone e con ulteriori scioperi generali respinse gli attacchi della destra liberista ai diritti dei lavoratori.
Nel 2011 il Governo Monti è purtroppo riuscito a modificare in parte lo statuto dei lavoratori.
 
L’art. 18 prevedeva originariamente che un lavoratore potesse essere licenziato solo per giustificato motivo, ovvero per ragioni legate al suo comportamento o alle risorse economiche dell’azienda. Se il Giudice stabiliva che il licenziamento era illegittimo, il lavoratore aveva diritto ad un indennizzo. Inoltre, per le aziende con più di 15 dipendenti, il lavoratore aveva diritto anche al reintegro nel posto di lavoro.
 
La riforma “lacrime e sangue” della Fornero ha permesso alle aziende di licenziare i lavoratori per giustificazione economica, metodo precedentemente previsto solo per licenziamenti collettivi dovuti allo “stato di crisi” dell’azienda. Ora inoltre è compito del lavoratore la dimostrazione dell’eventuale illegittimità del licenziamento. 
In più, il Giudice, e non il lavoratore, sceglie ora tra reintegro e indennità.
 
Ma la riforma Fornero non è bastata per cancellare del tutto l’art. 18 e i lavoratori hanno ancora qualche diritto. Che Renzi vuole cancellare.
 
IL JOBS ACT
 
Il Jobs Act, o riforma del mercato del lavoro, è una legge delega, ovvero una legge con cui il Parlamento delega il Governo a decidere tramite dei Decreti Legge, di fatto, “affidandogli” il potere legislativo che normalmente appartiene al Parlamento.
Inoltre, va sottolineato che questo modo di legiferare accentra ipoteri nel Governo, privandoli al Parlamento, fino a prova contraria unico organo eletto direttamente dai cittadini.
 
Renzi vuole, di fatto, cancellare la possibilità di reintegro dei lavoratori per i licenziamenti economici. All’azienda basterà sostenere di averti licenziato “per motivi economici” e, giusto o meno che sia, non avrai più possibilità di reintegro.
 
Non solo, non è ben chiaro il funzionamento del contratto a tutele crescenti: i i neo-assunti avranno meno diritti dei loro colleghi più anziani e dovranno conquistarseli lavorando? oppure verranno tutti posti allo stesso livello e dovranno guadagnarsi e ri-guadagnarsi diritti che dovrebbero, invece, avere in partenza? E se si viene licenziati cosa accade? Si perdono tutti i diritti guadagnati?
 
Ma non è finita! L’articolo 13 dello Statuto dei Lavoratori vieta il demansionamento dei lavoratori.
Renzi vuole invece dare la possibilità alle aziende di cambiare il compito del lavoratore, eventualmente anche verso mansioni dequalificanti. 
 
E se ancora non bastasse, Renzi vuole dare la possibilità ai padroni delle aziende di controllare i lavoratori tramite telecamere, in modo da poter contare con precisione il numero di minuti per cui lavorano e i rapporti che intercorrono tra di loro. Insomma, Renzi vuole farci tornare agli anni ’50, quando il capo reparto ti controllava con l’orologio al polso, provocando la totale alienazione dal lavoro.
Tra l’altro, attualmente il controllo tramite telecamere è regolamentato in maniera inversa: serve a tutelare il lavoratore qualora fosse accusato di furti o gesti simili all’interno dell’azienda.
 
Con questa riforma si dice che verranno ampliati gli ammortizzatori sociali, i sussidi per la maternità e per la disoccupazione. Ma come verranno finanziati questi fondi? E come verranno redistribuiti? In base al reale bisogno dei lavoratori o arriverà a tutti la stessa cifra, senza distinzione tra ricchi, malati, poveri, giovani, vecchi etc.?
 
 
E GLI STUDENTI CHE C’ENTRANO? 
I giovani lavoratori erano già stati penalizzati dal decreto Poletti, che ha quasi cancellato i contratti a tempo indeterminato, allungando la durata massima del contratto a tempo determinato a 3 anni, con un numero di proroghe massimo a 5 e abbassando il numero di contratti a tempo indeterminato che l’azienda deve avere per poter assumere a tempo determinato. L’azienda, ora, non ha nemmeno più l’obbligo di specificare il motivo per cui assume a tempo determinato.
 
La Legge di Stabilità taglia 1,7 miliardi alle Regioni, oltre ai 4 miliardi di tagli già previsti dai Governi Monti e Letta. Ciò impedirà qualunque investimento sul diritto allo studio e su tutti quei settori di competenza regionale, sanità in primis.

Questi tagli uccideranno il Diritto allo Studio Universitario: le Regioni dovranno decidere se finanziare la Sanità o 50.000 borse di studio che il Governo ha deciso di non pagare più.
 
Chi potrà permettersi di pagarsi scuola e università potrà usufruire di un servizio essenziale, mentre gli altri dovranno fermarsi per motivi economici: in un colpo solo si colpisce la logica meritocratica e il libero accesso all’istruzione, si monetizzano i diritti e si  cancellano garanzie sociali.
 
Per questi motivi le lavoratrice e i lavoratori, le studentesse e gli studenti, scenderanno in piazza il 25 Ottobre a Roma. Per cominciare un percorso di protesta, per rialzare la testa, per dire che
I DIRITTI NON SI DANNO E NON SI TOLGONO.
I DIRITTI ESISTONO.
25 Ottobre 2014, Roma. Noi ci saremo. E tu?
#25Ott #NonMeLoPossoPermettere
PARTENZA DA PAVIA SABATO 24 OTTOBRE h.23:00

 

Unione degli Universitari 
Mattia: 3299230611
Francesca: 3462329570
Federico: 3200592786
Rete degli Studenti Medi
Veronica: 347 9364719
Edoardo: 333 7316813
Sofia: 345 2438528