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Tagli regionali – Come Aprea e Regione distruggono il DSU

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Regione Lombardia taglierà i fondi di funzionamento degli Enti per il Diritto allo Studio. Voci trapelate sui quotidiani dalle commissioni regionali parlano di pesanti tagli all’interno del bilancio, che si attestano su una cifra di circa 6 milioni di euro su un totale di 15 milioni. Anche se le cifre non sono ancora definitive (il bilancio a livello regionale è in fase di discussione e i tagli a livello nazionale verranno definiti successivamente al confronto in Conferenza Stato-Regioni), denunciamo che un colpo simile metterebbe completamente in ginocchio i singoli enti, per quanto riguarda la gestione dei servizi attualmente offerti.
 
Attualmente il Diritto allo Studio Universitario (DSU) a livello regionale è finanziato da 3 componenti: la frazione di Fondo Integrativo Statale (FIS) assegnato alla Regione, la sommatoria regionale di tutte le tasse per il diritto allo studio contenute nella contribuzione universitaria e da fondi propri della Regione.
Dal 2010 il FIS è sceso ogni anno, in barba alla criticità dell’esistenza degli idonei non beneficiari di borsa di studio. Il fondo costituito dalla tassa regionale per il diritto allo studio è arrivata a coprire la maggior parte del finanziamento stesso del DSU, creando un’ulteriore anomalia italiana: gli studenti si auto-finanziano una grossa fetta delle proprie borse di studio.
A tutto questo, con i provvedimenti contenuti nella Legge di Stabilità e con il funzionamento del Patto di Stabilità interno alla Regione, si somma un’ulteriore criticità: quella del taglio dei fondi assegnati dalla regione alle voci di bilancio del diritto allo studio per evitare di dover tagliare altre voci di rilievo sociale quale sanità e trasporti, vista la criticità dei 4 miliardi di euro di tagli statali.
 
“L’Assessore all’Istruzione, Valentina Aprea, sta gestendo con estrema leggerezza una situazione catastrofica: la comunicazione del taglio dei fondi che finanziano il funzionamento degli enti stessi. Questo vuol dire che si andrà a tagliare sui servizi erogati direttamente dagli enti, sui collegi, sulle mense e sul personale dipendente” – dichiara Mattia Sguazzini, segretario del Coordinamento per il diritto allo studio – UdU Pavia – “In una situazione in cui la copertura delle borse di studio non è comunque garantita nella sua totalità in Regione Lombardia, tagli di questo tipo distruggerebbero completamente i piani finanziari degli enti, producendo un effetto disastroso sull’erogazione dei servizi. Di fatto, è un’operazione per demolire dalla base quel minimo di diritto allo studio attualmente presente. Tutto questo si somma a uno scenario nazionale inaccettabile: l’insufficiente finanziamento da parte dello Stato, combinato ai tagli delle regioni e all’aumento dei richiedenti per via della crisi economica, che ha già portato all’aumento a livello nazionale del numero di idonei non beneficiare ad aumentare da 30mila a 46mila unità”.
 
“Gli 11 collegi gestiti dall’EDiSU di Pavia costituiscono uno dei capisaldi del diritto allo studio per la comunità accademica pavese. Un taglio del genere rischia di distruggere completamente il funzionamento delle residenze universitarie, mettendone a rischio il funzionamento ordinario e l’erogazione dei servizi in una situazione in cui, già ora, la scarsa disponibilità di fondi non permette interventi riguardanti l’edilizia che vadano appena oltre la basilare vivibilità degli ambienti” – aggiunge Nicholas Nese, neo-rappresentante in CdA EDiSU del Coordinamento per il diritto allo studio – UdU Pavia – “Inoltre, tagli sul funzionamento degli enti porterebbero anche al rischio dell’erogazione del servizio mensa, già esternalizzato nella quasi totalità dei casi, per tutti gli studenti. Questi tagli priverebbero la comunità accademica intera di una peculiarità storica e, soprattutto, di servizi fondamentali per il diritto allo studio”.
 
Conclude Mattia Sguazzini: “Non vogliamo che venga strumentalizzato il diritto allo studio a fini di propaganda politica, per scaricare colpe su base nazionale o regionale. È necessario effettivamente cambiare verso a livello nazionale per far sì che il diritto allo studio venga garantito. Ed è necessario che a livello regionale si intervenga per evitare che quei pochi servizi e diritti attualmente a disposizione degli studenti, invece di migliorare, vengano completamente demoliti da scelte politiche distruttive. Ci impegneremo in ogni sede a nostra disposizione di portare avanti le nostre istanze e far sì che venga garantito il diritto allo studio a tutti gli studenti. Nel contempo, riteniamo sia necessario informare e mobilitare gli studenti per evitare la distruzione dei nostri diritti a partire dalle fondamenta. Già il 12 dicembre saremo in piazza a Milano a fianco dei lavoratori per lo Sciopero Generale e questo sarà il tema di punta del nostro corteo studentesco”.

 

Logo del Comitato per la Sceinza, per la Cultura

“They have chosen the ignorance” – Per la scienza, per la cultura

Il Coordinamento per il Diritto allo Studio UdU, insieme ad altre associazioni di docenti, ricercatori e dottorandi, tra cui Rete 29 Aprile, ha aderito al Comitato per la Scienza, per la Cultura: il cui obiettivo è quello di portare all’attenzione dell’opinione pubblica il progressivo sgretolamento del sistema ricerca e università nel nostro Paese. La prima fra le iniziative previste nella “tre giorni pavese” dal Comitato locale è stata la conferenza tenuta dal Professor De Nicolao di giovedì 16 ottobre, nella Sala Conferenze del Broletto.

Il logo scelto per l’iniziativa è la fotografia dell’attuale tasso di disoccupazione giovanile, che descrive la drammatica situazione in cui versa soprattutto gran parte del Sud Europa

Logo del Comitato per la Sceinza, per la Cultura

Logo del Comitato per la Sceinza, per la Cultura

 

They have chosen the ignorance”. A lasciare di stucco sono le frasi di alcuni politici e professionisti, che lamentando un eccessivo numero di Università e di laureati, affermano quanto sia inutile studiare -del resto, facciamo le più belle scarpe del mondo- e parlano di un’università italiana quasi gratuita per gli studenti.

 

Niente di questo è vero:

Il numero di Università italiane è di gran lunga inferiore a quello di altri Stati UE come Francia, Germania e Paesi Bassi. In Italia nel giro di 5 anni sono scomparsi circa 1000 corsi di studio, nell’ultimo decennio è diminuito del 20% il numero di immatricolati e il numero di laureati è ben lungi dall’avvicinarsi agli obiettivi che si era posta l’Unione Europea.

L’Università italiana risulta essere in media la terza più costosa in Europa, l’unica in cui i beneficiari di una borsa di studio, in controtendenza rispetto agli altri Paesi europei, sono diminuiti del 22%, e la sola in cui esiste la figura assurda dell’idoneo non beneficiario.

 

Abbiamo forse troppi docenti? Dall’analisi del rapporto studenti-docenti in 26 Paesi UE, risulta che solo 5 paesi hanno un rapporto maggiore rispetto al nostro.

Nonostante la carenza di fondi e le condizioni difficili in cui versano Ricerca e Università, i risultati che riguardano la produzione e l’efficienza della ricerca, valutata da indicatori quali il numero di articoli rapportato all’ammontare dei finanziamenti e il numero di citazioni, sono buoni. Questo risultato è ottenuto anche grazie a tanti ricercatori che lavorano quasi a costo zero, in un’Università italiana che attualmente non permetterà al 96,6% dei suoi dottorandi di proseguire con una carriera accademica.

 

Negli ultimi anni si è sensibilmnete assottigliata la spesa pubblica per l’istruzione, con il Fondo Finanziamento Ordinario che dal 2008 a oggi ha subito un taglio di circa il 20% e il Fondo Ordinario per Enti di Ricerca in drastica diminuzione.

A fronte di questi numeri risulta ormai chiara la scelta fatta dai Governi che si sono recentemente succeduti: disinvestire sulla formazione e sulla ricerca. Ma senza ricerca e innovazione non si esce dalla crisi.

 

Questo tema deve essere urgentemente portato al centro del dibattito pubblico e delle agende dei governi nazionale ed europei. Con questo obiettivo , in concomitanza con “La science en marche” parigina, sono state programmate diverse iniziative sabato 18 ottobre sia a livello europeo sia nazionale.

A Pavia è stato organizzato un corteo in bicicletta, con partenza prevista sabato alle ore 10 dalla Nave, che transiterà per le vie del centro con lo scopo di sensibilizzare anche i cittadini pavesi su questo tema centrale per il futuro di generazioni e per lo sviluppo del nostro Paese.

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Università e Lavoro – Assemblea pubblica sul Jobs Act

Mercoledì 15 Ottobre il Coordinamento per il Diritto allo Studio – UDU Pavia organizza due assemblee: una per l’Area Umanistica e una per l’Area Scientifica, per parlare di Università e Lavoro, di Jobs Act e giovani lavoratori, di chi sta per entrare nel mondo del lavoro ma vede tagliarsi i propri diritti, il proprio futuro, i propri progetti.

Mercoledì 15 Ottobre si parlerà di Università e Lavoro in due assemblee pubbliche:

Ore 16.00 Aula 4  – Università Centrale Giurisprudenza

Ore 17.30 Aula A3 – Nave

Link all’evento facebook : http://tiny.cc/fbjobsact

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